Mai innamorarsi di una ‘ragazza del mondo’

Una clip del film "La ragazza del mondo", di Marco Danieli
Una clip del film "La ragazza del mondo", di Marco Danieli

‘Com’è che dite voi? Che da questo mondo è meglio stare alla larga. Mica avete tutti i torti!’. Questo è quello che capisce Libero, uno spacciatore interpretato da Michele Riondino e di cui si innamora Giulia (Sara Serraiocco), una ragazza studiosa e rispettosa facente parte della comunità dei Testimoni di Geova, nonchè i protagonisti del film di esordio di Marco Danieli, che ha presentato La ragazza del mondo alle Giornate degli Autori-Venice Days alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia di quest’anno e al BFI London FIlm Festival. Al di là dell’ingombrante contesto della comunità dei Testimoni di Geova nasce una forte storia di amore che si trasforma in crescita personale, rendendo Giulia quello che non è mai stata: una ragazza del mondo.

Marco Danieli, regista de "La ragazza del mondo"

Marco Danieli, regista de “La ragazza del mondo”

Partendo da una domanda ovvia, da dove nasce l’idea di inserire i Testimoni di Geova in questo film? Com’è nata la sceneggiatura?
E’ tutto partito da un racconto di un’amica comune mia e del mio co-sceneggiatore, Antonio Manca. Innanzitutto credo che la comunità dei testimoni di Geova in Italia sia una delle più grandi d’Europa, insieme a quella inglese. Bene o male tutti abbiamo avuto un compagno di classe o un collega Testimone di Geova, però poi sappiamo pochissimo di loro. Senz’altro c’è stato quindi anche un interesse di natura antropologica. L’aspetto più forte poi è stato quello della storia di questa ragazza, che come parecchi altri si innamora di una ‘persona del mondo’, ossia una persona estranea all’universo dei testimoni di Geova, mettendo in discussione la sua appartenenza alla comunità. Grazie a un lavoro di documentazione ho scoperto che spesso accade che un ragazzo o una ragazza Testimone di Geova, innamorandosi di una ‘persona del mondo’, mettano in discussione la propria appartenenza alla comunità. L’amore è uno dei motivi per cui si esce dai Testimoni di Geova, è una forza propulsiva sufficiente a trovare quel coraggio che normalmente non si avrebbe. Uscire dai Testimoni di Geova da battezzati vuol dire essere ‘disassociati’ e che tutte le persone che ti conoscono, compresi i tuoi amici, da un giorno all’altro non ti salutano più e non hanno più rapporti con te. Le relazioni familiari dovrebbero rimanere, perché i Testimoni di Geova tengono a precisare che è il rapporto spirituale che decade, mentre quello affettivo rimane. Nella realtà si complica tutto, quindi le famiglie si spaccano. Dal loro punto di vista se non vivi più nella verità, ma nel peccato, è bene ricordartelo sempre, perché si spera che prima o poi tornerai indietro.

Come hai strutturato il lavoro di documentazione?
Siamo partiti dalla storia personale della ragazza e poi abbiamo trovato altre persone uscite dalla comunità per motivi diversi, chi per amore e chi no. Esistono anche persone che si mettono in discussione da sole. Per esempio colui che ha rivisto la sceneggiatura, per venti anni è stato un testimone. A un certo punto ha iniziato a mettere in discussione aspetti dottrinali e in seguito si è innamorato anche di una ragazza esterna. Abbiamo contattato anche i testimoni di Geova, abbiamo parlato con persone interne alla comunità e abbiamo frequentato una Sala del Regno a Roma. Io all’epoca avevo già scritto il film e lo stavo revisionando e pensavo di realizzare un documentario. Perciò mi sono presentato in una congregazione – a Roma ce ne sono diverse, come nelle grandi città – dicendo che volevamo realizzare un documentario. Siamo stati accolti e abbiamo cominciato a frequentare le loro adunanze e a partecipare agli studi biblici, ai canti e alle simulazioni, ossia ai momenti pedagogici in cui le donne mettono in scena dei play. Dopo un po’ di incontri ho capito che i testimoni erano completamente disinteressati al fatto che volessimo realizzare un documentario, ma erano interessati a noi come possibili proseliti!  E’ stato comunque utile per capire il clima che si respira lì dentro. La mia intenzione non è demonizzare i Testimoni di Geova, ma sicuramente il film mette in evidenza aspetti controversi. Per me è stato interessante il rapporto col mondo esterno e con quello che i fuoriusciti chiamano ‘ostracismo’ nei confronti del ‘disassociato’, parola che i testimoni invece non vogliono neanche sentire usare, ma in realtà è così, è una forma di stigmatizzazione della persona che esce dalla comunità. Il fuoriuscito comunque può sempre tornare perché l’obiettivo non è espellere, ma includere.

Giulia e Libero provengono da mondi completamente opposti. Cosa hanno in comune?
Hanno in comune solo una sorta di frustrazione esistenziale e una voglia di cambiare le proprie esistenze. Ognuno, guardando l’altro, scopre di essere insoddisfatto. Anche se sono assolutamente diversi e inconciliabili, entrambi hanno questo in comune. Anche Libero non è organico al suo mondo, è un pesce fuor d’acqua. La chiave dell’attrazione, al di là del fatto che sono carini e quindi è innegabile che ci sarà anche un chimica sessuale, è il fatto che sono due persone perse. Si vede dall’inizio che lei è dentro quel mondo ed è una brava ragazza, ma ci sono segnali di frustrazione, legati all’università ad esempio. I testimoni di Geova dicono che non è vero che non si può andare all’università, affermando che tanti ragazzi della comunità proseguono gli studi. In parte è vero, in parte no. E’ anche vero che loro sconsigliano il seguire gli studi, perché lo studio porta via tempo alla preghiera. Sono contro il carrierismo e l’egocentrismo e lo dicono pubblicamente anche nei video di adunanze che si possono trovare su internet. Fare una carriera professionale ed essere ambiziosi è una cosa che ti allontana da Dio.

Spesso si guarda ai Testimoni di Geova con disprezzo e indifferenza. Da dove deriva questo atteggiamento?
L’Italia è una Paese estremamente cattolico e i cattolici disprezzano i testimoni di Geova, e viceversa. In generale la gente si sta allontanando dalla religione e queste persone così devote e credenti risultano subito ridicole. Da un lato gran parte della popolazione è sempre più lontana dalla religione e dall’altro c’è una parte minoritaria che sta crescendo ed è sempre più interessata al radicalismo, che sia geovista o di altra natura.

Clicca qui per vedere il trailer del film.
Click here to read the interview in English

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