‘Voglio far ridere gli inglesi’. L’italiano medio di Checco Zalone sbarca a Londra

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Una scena di Quo Vado? con il protagonista, Checco Zalone

‘La dignità finisce dove inizia un buffet gratis’. Non è una citazione dall’ultimo film di Checco Zalone, Quo Vado? ma uno dei commenti post proiezione al Genesis Cinema di Londra lo scorso venerdì 15 aprile.

Alla première londinese del film campione d’incassi, organizzata da CinemaItaliaUK, c’erano proprio tutti (o quasi).
Immancabile persino l’italiano medio che ritrova la felicità in un arancino e un bicchiere di vino davanti al buffet offerto da Etna Coffee, Donna Fugassa e VITA- Italian Food Home Delivery.

Luca Medici, in arte Checco Zalone, ha presentato insieme al produttore Pietro Valsecchi (Taodue) il film che sarà distribuito in tutto il Regno Unito dal 22 aprile nel circuito dei Vue Cinemas.

Per l’occasione abbiamo provato a fare qualche domanda scomoda al protagonista, ma tolta la maschera del tamarro pugliese, Luca Medici ha reso difficile l’impresa con la sua simpatia.

Quo Vado? arriva a Londra con tanto di sottotitoli e sarà distribuito dal 22 in tutti i cinema. Come ti senti a riguardo? Pensi che verranno a vederlo gli inglesi?
La mia speranza è che oltre a qualche italiano trasferitosi all’estero vengano anche gli inglesi al cinema. Anche perché gli italiani se sono italiani veri se lo sono già visto su internet in streaming. Ci rimarrei anche male se non l’avessero fatto, anzi erano giustificati.

Gli italiani veri il film se lo sono già visto su internet. Ora voglio far ridere gli inglesi

Avete scelto il doppiaggio o i sottotitoli?
Il film sarà sottotitolato, così gli inglesi potranno sentire la mia voce e poi dovranno leggersi le cazzate che dico.

Alcuni inglesi però forse ti riconosceranno, visto che il The Guardian ti ha dedicato un intero articolo sul fenomeno Quo Vado?. Con più di 65 milioni di euro di incassi al botteghino avete superato persino Star Wars- The Force Awakens e questo ha destato una certa curiosità.
Non sapevo che il The Guardian avesse parlato del film. Comunque ben gli sta a quelli di Star Wars, così la prossima volta si imparano a uscire vicino a me. A parte gli scherzi, un po’ ce lo aspettavamo visto il successo al box office degli altri film precedenti.

Insomma vi ritenete soddisfatti dei numeri incassati, è un traguardo per il cinema italiano…
Più che per il cinema direi per i cinema, per i proprietari. È un settore in crisi e con questo film abbiamo ricevuto molti messaggi di proprietari di cinema contenti. Pensa che uno mi vuole fare una statua.

Una statua come quella dei Santi protettori dei paesi?
Sí, il titolare di un piccolo cinema in provincia di Lecce mi sta tormentando con questa idea, ma io per umiltà non voglio. Ti immagini una statua di Checco Zalone?

Questo film ha creato anche qualche critica però…
Sí, come sempre ci sono i puristi che hanno avuto da ridire a riguardo.

Intendi quelli che non capiscono perché il film non sia nella lista dei nominati al Festival di Cannes?
Ma quale Cannes, qui parliamo del Premio Donatello. (ride, ndr)

Insomma questo film parla di un argomento che un po’ tutti noi italiani conosciamo: l’attaccamento al posto fisso.
Vabbè lo sapevate ma non l’avete detto. In realtà anche i film comici, che sembrano giocare su banalità, sono frutto di un pensiero. Io e Gennaro (Nunziante, l’autore-regista) ci siamo chiusi in stanza e abbiamo pensato cosa potesse far ridere la gente. Il film è una metafora dell’italiano e della situazione attuale, cioè l’incapacità di staccarsi dalla poltrona.
Abbiamo usato un’iperbole per raccontare quanto l’italiano medio sia disposto a tutto pur di non rinunciare a quei cavolo di 1500 euro fissi.

Ma ti sei ispirato a qualcuno di preciso per caratterizzare questo personaggio?
Quando ero piccolo mia zia e mia madre volevano per me il posto fisso e anche io in un certo senso ci speravo. È un valore ben radicato nella nostra cultura. C’è un sociologo che ha pubblicato uno studio recentemente secondo il quale almeno il 70 per cento dei ragazzi italiani ambisce al posto fisso fatto di tutele sindacali e tredicesima.

Checco, il tuo alter ego artistico, è cambiato nel corso dei vari film?
È la mia maschera artistica e cambia a ogni film. Nel precedente (Sole a Catinelle) sono il Berlusconiano doc, anticomunista per partito preso e figlio del liberismo. In questo film invece sono proprio lo statalista, il figlio della Prima Repubblica, quello che si affida alle parole del politco locale per mantenere i propri privilegi.

Tutti i giornali parlano della telefonata del Premier Renzi…
Ricordo solo che stavo buttando l’immondizia quando mi squilla il telefono e dall’altra parte avevo il Premier che mi faceva i complimenti per il film. Non che questo abbia un legame, per carità.
Mi ha fatto piacere. Poi se la prossima volta che deve fare il Pil ha bisogno può sempre chiamarmi.

Nella seconda parte del film il protagonista si trasferisce in Norvegia e alcuni hanno criticato il fatto di fare comicità sui cliché dell’italiano medio.
In realtà la comicità non sta in quello, ma sull’aspetto esterofilo che spesso noi italiani abbiamo non appena andiamo all’estero. Siamo bravi a rinnegare in poco tempo le nostre radici. Nel film per assurdo Checco si tinge il pizzetto di biondo e indossa la maglia della nazionale norvegese, ad esempio.

Girando in Norvegia e al Polo Nord avete incontrato molti italiani?
Quando siamo andati a girare in Norvegia, gli italiani trasferiti manifestavano una vera adorazione per i modi del vivere nordico, che superava i cliché. Da quello che so anche anche qui a Londra è così. Forse non suoneranno il clacson per strada o non butteranno carte a terra, ma è anche vero che hanno il più alto tasso di suicidi e di uso di eroina in Norvegia.

Come vedono i norvegesi l’Italia?
Beh, così. Quello che ti posso dire è che abbiamo conosciuto un calabrese che ha investito tutto nell’aprire un negozio di prodotti tipici, ma la ‘nduja non ha fatto colpo sui norvegesi.

Al Polo Nord invece hai incontrato i ricercatori italiani del CNR.
Ho conosciuto ragazzi fantastici, che sono l’altro volto dell’Italia. Quelli che per gli stessi 1500 euro sfidano il freddo polare e le notti infinite. Non so quanto sia arrivato il messaggio, ma volevamo mostrare anche il buono dell’Italia.

È lì che Checco trova l’amore e pensa di restare, ma a un certo punto accade un’epifania…
C’è il ritorno di fiamma, sulle note di ‘Nostalgia canaglia’ cantata da Albano e Romina scatta il richiamo per l’Italia. Volevo essere poetico.

Sulla scia di questo enorme successo stai già pensando al prossimo film?
Sicuramente faremo qualcosa, ma per ora l’unica cosa che voglio pensare è cosa mangiare domani e dove andare in vacanza quest’estate.

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