Zac, Sadiq e il resto della banda. Breve guida ai candidati alla poltrona di sindaco

polling station

La sfida alle imminenti elezioni del sindaco di Londra che si terranno il 5 maggio è essenzialmente tra Sadiq Khan (Labour) e Zac Goldsmith (Tory). Ma cosa ne sapete degli altri dieci candidati? Ecco dove trovare possibili alternative.

Sian Rebecca BERRY, Green Party

É una delle tre candidate donna e consigliere della circoscrizione di Camden. Classe 1974, ha studiato Metallurgia e Scienze dei Materiali al Trinity College ad Oxford. Tra gli obiettivi della rappresentante del Green Party ci sono non solo il miglioramento della qualità dell’aria di Londra e il potenziamento delle piste ciclabili, ma anche la promozione di tariffe più convenienti dei mezzi di trasporto per i pendolari e la costruzione da parte dei municipi locali di unità abitatitive a prezzi più accessibili. Sian è popolare soprattutto a East London, zona tendenzialmente più sensibile a queste tematiche e che sta affrontando il problema della gentrificazione, processo per cui i decadenti quartieri popolari vengono riqualificati utilizzando il capitale privato.

David FURNESS, British National Party

Candidato nerd al 100%, in quanto il rappresentante del BNP ha sempre lavorato nell’industria informatica. Definito “il candidato più controverso di queste elezioni”, a suo favore ha il fatto di essere un londinese doc e quindi conoscitore dei problemi della città. Membro praticante della Chiesa di Inghilterra, sa su cosa far leva quando si parla di islamofobia. La pagina Facebook del BNP parla chiaro: la foto di copertina rappresenta un bulldog inglese che sbrana una bandiera dell’Unione Europea. Quando si dice il potere delle immagini. Se non bastasse, a rimarcare il concetto viene accompagnata la frase:”time for action to get Britain out”. È alquanto improbabile che un elettore italiano o comunque non britannico ti voti, Dave, essendo tu rappresentante di un partito il cui slogan è “stop immigration now”. Ma mai dire mai, come la storia insegna.

George GALLOWAY, Respect (George Galloway)

Figlio di un elettricista-sindacalista e di una addetta alle pulizie, nella sua presentazione Galloway si definisce “un sindaco della gente”. Molto attivo sui social, da Facebook ai più recenti Snapchat e Periscope, non mancano informazioni curiose su di lui come la decisione presa a 18 anni di non bere mai alcol. Per chi non lo sapesse, il nome del partito, Respect, è un acronimo: Respect, Equality, Socialism, Peace, Environmentalism, Community, Trade unionism. Suo segno distintivo è un cappello a tesa larga. Originario di Dundee, a soli 13 anni ha aderito Labour Party Young Socialists e recentemente, dal 2012 al 2015 è stato MP del Respect Party per il collegio elettorale di Bradford West. Ora per Londra si propone di bandire la circolazione di veicoli nel centro di Londra nelle ore diurne e di attivare il famoso servizio di metropolitana 24 ore su 24. Boris non ce l’ha fatta in otto anni, magari George sì.

Paul GOLDING, Britain First-Putting British People First

Rappresentante e leader dell’ennesimo partito nazionalista, definito anche come gruppo paramilitare fascista e fondato da Jim Dowson, un attivista anti-aborto collegato ai militanti dell’Ulster. Non c’è dubbio che in un mondo in cui ormai domina l’odio verso qualsiasi diversità la pagina Facebook di Britain First abbia più di un milione di like e che sia in costante crescita. Collegandosi al sito web del gruppo (partito), un provocatorio banner-sondaggio accoglie il visitatore: “Pensi che la Gran Bretagna dovrebbe bandire la barbarica macellazione halal?”. Forse ci sono problemi più importanti da affrontare ora. Golding, ex membro del del neo-Nazi National Front, si promuove paladino della cristianità e della cultura inglese, se ancora di cultura si vuole parlare.

Lee Eli HARRIS, Cannabis is Safer than Alcohol

Il nome del partito che rappresenta è chiaro:”la cannabis è più sicura dell’alcol”. Harris non è proprio di primo pelo, come si suol dire, coi suoi 79 anni, ma vanta lunga esperienza nella lotta contro l’apartheid, causa per cui si è schierato quando viveva in Sudafrica, suo Paese di origine. Da lungo tempo residente a Londra, città dove si è trasferito a metà degli anni ’50, Harris è un volto conosciuto soprattutto a Portobello Road. Attore, drammaturgo e un tempo anche proibizionista delle droghe, Harris diventa un sostenitore dell’uso della cannabis dopo aver visto i danni provocati dalle moralistiche leggi anti-droga che egli stesso aveva supportato. Agli inizi degli anni ’70 lancia la prima rivista in Europe dedicata alla cannabis, “Home Growth”. Harris si candida per dare voce alle migliaia di consumatori di cannabis a Londra. Potete trovare il vecchio Lee in Portobello Road da Alchemy, il negozio specializzato nella vendita di accessori legati al consumo di cannabis con più lunga tradizione a Londra.

Caroline Valerie PIDGEON, London Liberal Democrats

Caroline è cresciuta nell’Hampshire ed è stata la prima nella sua famiglia a studiare all’università. Dopo la laurea si è trasferita nella zona sud di Londra dove ha iniziato a lavorare in un piccolo studio legale. Il sito dei liberal-democratici ci informa che è riuscita a comprarsi un appartamento sopra dei negozi. D’altronde si sa quanto sia importante per i londinesi l’obiettivo della casa di proprietà. Leader dei liberal-democratici nella London Assembly, Pidgeon ha definito la scarsa qualità dell’aria di Londra come un “killer silenzioso” e ha per questo in mente di convertire gli autobus e i taxi in veicoli elettrici. Ma non solo: pedonalizzare Oxford Street, investire due miliardi per fornire 200.000 nuove abitazioni, dimezzare le tariffe dei trasporti se si inizia la corsa prima delle 7 e mezza del mattino.

Sophie WALKER, Women’s Equality Party

Sophie Walker, scozzese di origine, ha un passato da reporter dall’Iraq, Afghanistan, Pakistan, da Londra e Parigi. Con un approccio indipendente alle elezioni, Walker sa che potenzialmente potrebbe avere dalla sua parte quattro milioni di donne. Tra i suoi obiettivi ci sono eliminare la differenza di salario tra uomini e donne, aumentare i servizi per l’infanzia e rendere flessibile l’orario lavorativo. Inoltre: porre fine alla violenza sulle donne e rendere il trasporto accessibile a tutti.

Peter Robin WHITTLE – UK Independence of Party (UKIP)

Dell’euroscettico UKIP ormai si sa abbastanza grazie al suo leader Nigel Farage. Tra i punti proposti da Whittle, londinese “born and bred”, come ama definirsi, con una carriera da produttore televisivo e giornalista, ci sono la chiusura dei confini, un sistema a punti su modello australiano e tagli all’immigrazione. Whittle tiene a precisare che a parte gli anni degli studi all’University of Kent e un breve soggiorno negli Stati Uniti, ha sempre vissuto a Londra e quindi ne conosce a fondo i problemi. Dunque priorità di diritto a un alloggio a coloro che vivono nella capitale da almeno cinque anni.

John Zylinsky – Independent

Questo candidato non ha presentato un mini-manifesto. Tuttavia di lui si sa che è nato a Londra da una famiglia aristocratica polacca discendente dall’antica nobiltà russa e possiede il titolo di principe. Uomo d’affari, proprietario della “White House” ad Ealing, edificio costruito su modello di un palazzo in Polonia, Prince Zylinsky propone di costruire un milione di case, piantare un milione di alberi e dimezzare il costo dei trasporti. Si sa che anche i principi ormai non vanno più a cavallo.

Ankit LOVE – One Love Party

Questo candidato non ha presentato un mini-manifesto. Classe 1983, regista, produttore, attivista politico ed ambientale, Ankit, di origine kashmir-inglese, ha fondato nel’ottobre 2015 One Love Party, un partito politico “techno-progressive”. Chiaro, no? Tra gli obiettivi quello di trasmettere un messaggio di unità e pace a tutta l’umanità. Inoltre propone strategie per combattere l’inquinamento dell’aria e la costruzione finanziata dallo stato di un milione di nuove abitazioni.

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