Sara Serraiocco, ‘ragazza del mondo’

Sara Serraiocco in "La ragazza del mondo", di Marco Danieli
Sara Serraiocco in "La ragazza del mondo", di Marco Danieli

Sara Serraiocco, 26 anni,  è la giovane Giulia in La ragazza del mondo, brillante film di esordio del regista Marco Danieli, presentato alle Giornate degli Autori-Venice Days alla 73a. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e anche al BFI London Film Festival. Giulia è un personaggio forte, ma allo stesso tempo con molte fragilità, che si innamora di Libero (l’attore Michele Riondino) e passando attraverso le difficoltà che ogni storia d’amore difficile può comportare, inizia un processo di formazione che la porta al distacco dai Testimoni di Geova, la comunità di cui per anni ha subito le regole ferree che hanno soffocato la sua personalità.

Michele Riondino eSara Serraiocco in "La ragazza del mondo", di Marco Danieli

Michele Riondino e Sara Serraiocco in “La ragazza del mondo”, di Marco Danieli

Che cosa ti ha colpito della sceneggiatura quando l’hai letta?
E’ un progetto che parte nel 2012. Ho incontrato Marco a scuola (il Centro sperimentale di cinematografia a Roma, ndr) perchè lui è docente del dipartimento di regia ed io era ancora un’allieva. Mi aveva chiesto di fare un cortometraggio sui Testimoni di Geova. La sceneggiatura è arrivata dopo, quando siamo riusciti ad ottenere i finanziamenti del film. E’ un progetto che avevo deciso di fare a prescindere dallo script, era un tema che mi colpiva e con Marco mi sono trovata bene fin da subito, quando abbiamo realizzato il cortometraggio insieme.

Quanto conoscevi del mondo dei Testimoni di Geova prima di girare La ragazza del mondo?
Non lo conoscevo affatto e quindi ho sentito proprio la necessità di andare alle adunanze, di vedere come parlano fra di loro, come interagiscono con gli altri. Mi è piaciuto ricreare la verosimiglianza nel personaggio. Inoltre ho incontrato una ragazza che aveva deciso di uscire dalla comunità di Geova e che mi ha raccontato la sua esperienza. Ho avuto quindi due punti di riferimento: quello dei geovisti e quello della ragazza che mi ha raccontato anche gli aspetti negativi.

Tutti i personaggi hanno anche un lato in ombra, non solo Libero. Qual è il lato in ombra di Giulia?
Giulia è un personaggio positivo, ma con un grande conflitto dentro di sé, ossia da una parte il voler essere la ragazza di Libero e fare le esperienze di una ragazza normale e dall’altra parte aderire alla comunità. Lei crede in Geova, fino alla fine, fino all’ultima preghiera. A volte questo conflitto scatena la rabbia, come nella scena a scuola dove litiga con la propria compagna di classe.

Per i Testimoni di Geova il mondo esterno rappresenta la perdizione e il male. Libero appena esce di prigione si perde, mentre Giulia sembra ritrovarsi scoprendo il mondo.
E’ un romanzo di formazione, quindi Giulia attraverso l’esperienza di Libero inizia a maturare e a conoscere i diversi aspetti della vita, come una festa con amici, avere esperienze sessuali. E’ una storia di emarginazione sociale, in entrambi i casi. Sia Libero che Giulia vogliono cambiare.

Giulia e Libero provengono da due mondi opposti. Che cosa fa nascere il loro amore?
A volte sono le caratteristiche opposte dell’altra persona che ci affascinano. Libero è una persona cresciuta senza regole, una persona in cui Giulia vorrebbe identificarsi, ma poi capisce che proviene da una comunità e un ambiente familiare molto restrittivi.

La famiglia di Giulia sembra caratterizzata da una serena armonia, anche se in apparenza. A prima vista potrebbe però sembrare un modello opposto a quello di tante famiglie di oggi in cui non esiste più il dialogo.
Frequentando le adunanze ho capito che alle base delle famiglie geoviste c’è il dialogo, però fine a se stesso, implicando regole ben restrittive. Il dialogo si basa sull’impartire ai propri figli quello che devono fare, le scelte giuste. C’è dialogo, ma non c’è scambio, è sempre il genitore che indirizza il figlio verso una cosa che deve fare. Il dialogo presuppone due interlocutori, ma se non c’è scambio non si chiama neanche più dialogo.

I Testimoni di Geova spesso utilizzano un linguaggio proprio, che Libero, un ragazzo del mondo, a volte fa fatica a capire. Che impressione hai avuto di questo vocabolario?
Ho dovuto studiare una lingua nuova, ho letto dei libri, i volantini che distribuivano per strada. Il ruolo richiedeva che dovessi dire molte battute precise che a volte sembrano innaturali e quindi ho dovuto far sì che il mio personaggio fosse credibile e credesse in quello che stava dicendo, nelle preghiere ed in tutto il resto.

Com’è stato lavorare con Marco Danieli, un regista esordiente di cui si sa ancora poco?
E’ stato molto bello. Io l’ho incontrato appunto quattro anni fa ed è un bravissimo regista, anche con gli attori. E’ una persona molto immediata, schietta e sincera e con cui quindi si può lavorare molto bene.

Read the interview in English here.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>